Mevlut Cavusoglu: "La Turchia non vuole più promesse, ma passi concreti dagli Stati Uniti"

Il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, che si trova in Giordania sull’invito del ministro degli Esteri del Paese, Aymen al-Safedi, ha avuto un incontro coi cittadini turchi nella residenza dell'ambasciata turca ad Amman...

Mevlut Cavusoglu: "La Turchia non vuole più promesse, ma passi concreti dagli Stati Uniti"

Il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, che si trova in Giordania sull’invito del ministro degli Esteri del Paese, Aymen al-Safedi, ha avuto un incontro coi cittadini turchi nella residenza dell'ambasciata turca ad Amman.

"La Turchia sta lottando contro lo YPG, il ramo dell’organizzazione terroristica PKK, in Siria, che oggi rappresenta una minaccia al di là del confine e che ha il potenziale di una minaccia più grande per il futuro. L'operazione Ramo d’Olivo è stata avviata ad Afrin a causa di questa minaccia. Il nostro obbiettivo non è occupare il territorio siriano, né distruggere l'integrità dei confini del Paese. Stiamo difendendo l'integrità territoriale della Siria più di chiunque altro. Non abbiamo un ordine del giorno coperto. Tutto è aperto e chiaro", ha detto il ministro Cavusoglu, e facendo riferimento ai contatti ad Ankara con il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha aggiunto: "La Turchia non vuole sentire le promesse dagli Stati Uniti, ma vedere passi concreti. Abbiamo ottenuto una comprensione. Abbiamo dato un'altra possibilità. Gli Stati Uniti devono valutare questa opportunità molto bene. Siamo determinati per Manbij, per il ritorno dei terroristi ad est dell'Eufrate. Non abbiamo esitato, né esiteremo ad eliminare le minacce al nostro confine, chiunque esso sia"

Il ministro rilevando che da marzo si incontreranno ed inizieranno i lavori i meccanismi creati tra la Turchia e gli USA, ha detto: "Quella era quasi l'ultima possibilità per le nostre relazioni. O li avremmo migliorati o sarebbero stati infranti. Perché non vogliamo un alleato che sostenga un gruppo terroristico che attacca il nostro popolo, la nostra polizia, i militari e i civili. È il nostro diritto più naturale. Questa è la sensibilità anche della nostra società."


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