Ramadan e Turchia che si sforza per le soluzione alle crisi

Una Turchia, che si sforza di porre fine alle crisi

Ramadan e Turchia che si sforza per le soluzione alle crisi

Se si pensa con una mente sana, si vede che l'aiuto della Turchia riduce effettivamente la tensione e come si riducono gli effetti negativi delle crisi. Nonostante tutto ciò, la Turchia ha continuato e continua a lavorare senza perdere la motivazione per ristabilire la pace la pace la stabilità nella regione. Anche durante questo mese di Ramadan, i servizi medici saranno portati alle famiglie ferite, a Gaza saranno consegnati medicine e materiali medicinali, ogni giorno durante il Ramadan a 1000 famiglie, per un totale di circa 200 mila persone, sarà distribuito di cibo caldo e 12 migliaia di famiglie bisognose riceveranno aiuti alimentari. L’obiettivo degli aiuti umanitari di emergenza sarà quello di migliorare la situazione umanitaria che sta peggiorando a Gaza e l'assistenza allo sviluppo diffusa a lungo termine contribuirà ad aumentare la prosperità del popolo palestinese.

Questi sforzi della Turchia, che sostengono una soluzione a due stati basata sulla giustizia, da un lato corrispondono alla ricerca di legittimità della presenza israeliana nella regione e sostengono anche il popolo israeliano. L’Israele dovrebbe finalmente rendersi conto che non può ottenere la legittimità attraverso le barriere di separazione, le esecuzioni, le armi e le bombe, ma governando lo stato con giustizia e compassione.

Una Turchia, che si sforza di porre fine alle crisi

La Turchia, che ha adottato la difesa della giustizia e della misericordia come sua missione storica e tradizione di stato, è sempre stata dalla parte degli oppressi e contro la crudeltà, a prescindere dalla razza, la religione e la lingua. È possibile vedere molti esempi storici. Ad esempio, nel 1942, quasi 200 mila ebrei in fuga dalla persecuzione e dall'oppressione in Spagna si rifugiarono nello stato ottomano, trovando pace e sicurezza lì. Nell'impero ottomano, gli ebrei furono in grado di assumere posizioni importanti nella società e nello stato. Esempi simili si possono vedere anche nella storia della Repubblica. La Turchia ha fatto tutto il possibile per proteggere gli ebrei dalle persecuzioni naziste durante la seconda guerra mondiale. Il console turco a Marsiglia del periodo, Necdet Kent, emettendo passaporti turchi per molti ebrei in Francia, occupata dai nazisti, che dovevano essere mandati nei campi di concentramento tedeschi, li salvò da questa atrocità. Allo stesso tempo Selahattin Ulkumen, il console generale turca sull'isola di Rodi, conosciuta anche come "Schindler turco", a scapito di una possibile crisi turco-tedesco salvò alcuni ebrei turchi dal campo di concentramento sull'isola di Rodi, non consegnandoli al generale tedesco. Guardando questi esempi del passato, possono essere meglio compresi gli attuali sforzi della Turchia.

È necessario conoscere gli sforzi della Turchia per la pace e la stabilità nella geografia, che si considera una parte inseparabile di essa, e deve essere ben valutata questa opportunità storica. Uno stato, l’erede dell'impero ottomano, che governò per 400 anni con la giustizia la regione, considerata oggi come un centro di conflitto e instabilità, e che ha assicurato che membri di diverse religioni ed etnie vivessero in pace e benessere, indubbiamente fornirà contributi molto importanti al problema dei conflitti e dell'instabilità che sta attualmente vivendo la regione.

La Turchia non ha mai mirato di dominare e sfruttare altri paesi per perseguire i propri interessi egoistici. Al contrario, ha cercato di rendere il mondo un luogo più vivibile anche per le persone che vivono fuori dai suoi confini. Perciò, la Turchia persegue un obiettivo globale che coinvolge non solo gli 80 milioni di cittadini, ma anche i 7,5 miliardi di persone nel mondo. In questa materia, la Turchia ha recentemente dimostrato la propria sincerità in Myanmar e Bangladesh. La Turchia ha aperto le bracci da migliaia di chilometri di distanza per aiutare centinaia di migliaia di profughi musulmani di Arakan, fuggiti dalle stragi in Myanmar e hanno cercato rifugio in Bangladesh. Fin dal primo momento della crisi, il presidente Erdogan è stato impegnato in un intenso traffico diplomatico per attirare l'attenzione del mondo sulla crisi umanitaria in corso. Ha inviato aiuti dal nostro paese per alleviare l'impatto della crisi mandando anche la sua famiglia nella regione. Anch’oggi, TIKA consegna pasti caldi ogni giorno a centinaia di migliaia di rifugiati che si sono rifugiati in Bangladesh e vivono nei campi. Chi può dire che la Turchia sta cercando di realizzare i propri interessi facendo questo aiuto a 5.500 chilometri di distanza? Lo sforzo della Turchia non è altro che fermare lo sforzo dell'ordine stabilito per trasformare il mondo in un luogo ingovernabile per i propri interessi.

Relazioni Turchia-Israele

La Repubblica di Turchia considera le sue relazioni diplomatiche con l’Israele una parte importante dei suoi sforzi che contribuiranno alla pace e alla stabilità della regione. Quando si tiene conto delle guerre e delle tensioni che l’Israele ha con i paesi della regione, impedisce la continuazione delle relazioni sane ed anche l'isolamento di Israele nella regione.  

Le relazioni turco-israeliane si peggiorano dopo ogni crisi in Palestina. Di volta in volta, il governo israeliano non ama la sensibilità e l'atteggiamento umanitario della Turchia, e questa situazione influisce anche sulle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Dopo l'ultima crisi a Gaza sono venute in mente domande se il livello delle relazioni diplomatiche si sarebbe ridotto o no quando gli ambasciatori sono stati richiamati per consultazioni per un periodo di tempo. Sarebbe un buon passo richiamare gli ambasciatori per un periodo di tempo; ma rompere le relazioni diplomatiche per un lungo periodo significherebbe sanzioni indirette anche contro i palestinesi che sono le vere vittime dell'incidente. La tensione di 6 anni dopo l'attacco di Mavi Marmara è stata alleviata grazie all'accordo della nominazione reciproca degli ambasciatori. I rapporti diplomatici ripresi, nonostante tutto, hanno reso più facile per la Turchia di contribuire alla questione palestinese e inviare aiuti ai bisognosi. Infatti, la Gerusalemme è sotto occupazione, Gaza sotto il blocco, la Cisgiordania sotto assedio e le vie di accesso in Palestina sono controllate dall’ Israele, anche in forma illegale. A questo punto, il sentimentalismo dovrebbe essere evitato, ragionando e rinunciando i passi che potrebbero approfondire ulteriormente i problemi. In questo contesto, le nostre istituzioni dovrebbero coordinare e pianificare le loro attività, in consultazione con le missioni diplomatiche e gli uffici TIKA che operano localmente.

Anche se non l'ha mai fatto, il governo israeliano dovrebbe ascoltare la comunità internazionale e fermare la sua oppressione sui palestinesi. I rappresentanti della nazione, che ha sofferto più esilio nella storia, non dovrebbero rendere vivo oggi lo stesso dolore che hanno sofferto in passato. D'altra parte, dovrebbe essere finalmente riconosciuto che uno stato che approfondisce la crisi, provoca la gente e trascina la regione verso l'instabilità, non può più svolgere il ruolo di "mediatore". Come nel passato, credenze diverse devono vivere in pace e benessere a Gerusalemme, dove manca la pace per 100 anni.

Indubbiamente, la pace dominerà in ogni località, dove le persone possono muoversi liberamente e in sicurezza. La missione di TIKA è rafforzare le basi per lo sviluppo economico nelle comunità in cui opera, proteggere l'atmosfera pacifica e tranquilla e ripristinare l'ordine ovunque.

 


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